Il Decreto Legge n. 62/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile ed entrato in vigore dal 1° maggio, introduce un articolato pacchetto di misure che interviene su occupazione, politiche retributive e contrasto alle nuove forme di sfruttamento lavorativo.
Il provvedimento si inserisce in un quadro normativo sempre più orientato a promuovere occupazione stabile, qualità del lavoro e responsabilità sociale delle imprese, rafforzando il legame tra accesso ai benefici pubblici e piena compliance lavoristica.
Nuovi incentivi alle assunzioni stabili
Tra le principali novità operative, il decreto rafforza il sistema di decontribuzione volto a favorire l’occupazione a tempo indeterminato di giovani, donne e lavoratori svantaggiati.
Le misure più rilevanti prevedono:
- esonero contributivo fino al 100% per le assunzioni di lavoratori under 35;
- bonus dedicati all’occupazione femminile, con agevolazioni maggiorate nelle aree ZES del Mezzogiorno;
- incentivi specifici per la trasformazione dei contratti a termine in rapporti stabili;
- premialità collegate all’incremento occupazionale netto.
Per le imprese sarà fondamentale verificare attentamente requisiti soggettivi, cumulabilità con altri esoneri e rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato.
ESG e gestione del personale: un approccio sempre più strategico
Il Decreto 1° maggio conferma una tendenza normativa sempre più orientata a collegare sostenibilità sociale, organizzazione del lavoro e responsabilità aziendale.
In questo contesto, adottare politiche ESG efficaci significa promuovere una cultura della gestione del personale attenta non solo al benessere organizzativo, ma anche al rispetto degli obblighi normativi e alla qualità delle relazioni di lavoro.
Per imprese e professionisti, temi come correttezza contrattuale, tutela dei lavoratori, sicurezza, inclusione e trasparenza diventano sempre più centrali anche nella valutazione della compliance aziendale e nell’accesso a benefici e incentivi.
L’attenzione alla sostenibilità sociale non rappresenta più soltanto un elemento reputazionale, ma un fattore strategico per la competitività e la continuità delle imprese.
Il principio di “salario giusto”
Una delle innovazioni più significative riguarda il collegamento tra accesso agli incentivi pubblici e applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
L’obiettivo dichiarato dal legislatore è contrastare fenomeni di dumping contrattuale e garantire livelli retributivi coerenti con i parametri della contrattazione maggiormente rappresentativa.
Questa previsione potrebbe avere un impatto rilevante sulle aziende che applicano contratti “minori” o sistemi retributivi non pienamente allineati ai CCNL leader di settore, rendendo necessario un attento riesame delle politiche retributive adottate.
Più controlli e centralità della compliance aziendale
Il provvedimento rafforza inoltre il sistema dei controlli, con particolare attenzione a:
- corretto utilizzo degli incentivi;
- regolarità contributiva;
- rispetto della normativa in materia di sicurezza;
- coerenza tra inquadramenti, mansioni e trattamento economico applicato.
Si conferma quindi una tendenza normativa che subordina sempre più benefici contributivi e fiscali alla piena compliance lavoristica dell’impresa.
Contrasto al caporalato digitale e nuove regole per le piattaforme
Il decreto interviene anche sul lavoro tramite piattaforme digitali, introducendo obblighi più stringenti in materia di:
- trasparenza algoritmica;
- tracciabilità delle prestazioni;
- tutela retributiva e contributiva;
- responsabilità delle piattaforme rispetto alle condizioni di lavoro dei collaboratori.
Le nuove disposizioni mirano a contrastare forme elusive di organizzazione del lavoro e fenomeni di intermediazione irregolare nella gig economy, rafforzando le tutele dei lavoratori impiegati attraverso piattaforme digitali.
In attesa delle circolari applicative di INPS, Ministero del Lavoro e Ispettorato Nazionale del Lavoro, il Decreto 1° maggio rappresenta un intervento destinato ad incidere in modo significativo sulle politiche occupazionali e sull’organizzazione del lavoro nei prossimi mesi.
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